7.12.10

Lettera del P. Generale per il Natale

Ai Consultori Generali,
ai Prepositi Provinciali e il loro Consiglio,
alle Comunità locali,
alle Religiose figlie della Ven. Orsola Benincasa,
ai devoti di San Gaetano,
ai familiari, amici e benefattori,
alla Famiglia Secolare Teatina.


Vieni, Signore Gesù!




1. Quando si sta per concludere il tempo liturgico dell’Avvento vorrei invitare tutti i Padri e i Fratelli a porsi la seguente domanda: quando e in che modo si celebra veramente la Natività? La Notte del 24 dicembre con una messa molto solenne? Tutti siamo a conoscenza che il giorno 25 di dicembre viene segnalato come la data di nascita del Signore Gesù Cristo, ma sappiamo anche che quello del 25 dicembre non è un dato storico. È un simbolo, un dato catechetico.
Nella regione mediterranea, il 25 dicembre è il giorno del Solstizio di Inverno, quando il sole comincia a crescere come un grande frutto rotondo. Dovuto al fatto che la Nascita di Gesù porta con sé la fine di ogni forma di oscurità, sia esteriore che interiore, le prime comunità cristiane decisero di celebrare con una grande festa nella notte tra il 24 e il 25 dicembre la vittoria della luce, il gran trionfo del sole vero, la nascita del “Salvatore, il Messia, il Signore”.
Così stando le cose, la nostra domanda da credenti è: quando, al di là di quella data che segnalano i calendari, si celebra, come deve essere celebrata, la Nascita di quel Bambino che i Vangeli ci dicono essere il Messia, il Salvatore?
Questa è la risposta: alla fine dell’Avvento! Avvento? Si, ma essendo coscienti che con tale parola ci riferiamo a qualcosa di più profondo che al mero trascorrere esteriore delle quattro settimane che precedono la notte che il popolo cristiano chiama la Notte di Natale.

2. La Natività si celebra quando tutti i percorsi dell’Avvento arrivano al loro termine. La qual cosa significa che la finalità del tempo liturgico dell’Avvento è esercitare la virtù della speranza e disporsi, all’interno del nostro cuore, a camminare per i sentieri di Dio. Perché Avvento è sperare che tutti i sentieri portino a Dio. Solamente quando la nostra attesa ci porta a vivere nel più profondo del nostro essere l’esperienza dell’inondazione della luce tutta di Dio, avviene la celebrazione della Nascita del Figlio di Dio in noi!

3. Qual è quel luogo della parte più intima del nostro essere nel quale avviene la celebrazione della Nascita nella carne del Figlio di Dio? Il luogo nel quale si sperimenta, nel quale, alla fine e non per i propri meriti, cominciano a germogliare i sogni del cuore e si dà inizio ad una forma nuova di vivere: quella che sorge dall’“incontro” tra Dio e l’uomo: l’essere umano che porta dentro di sé tanti desideri che lo sommergono, scopre, grazie all’evento della Nascita, che quei desideri fioriscono e fruttificano già. Quello che supera tutte le possibilità umane ha luogo! Il no programmato, il no previsto avviene!

4. La finalità dell’esercizio dell’Avvento è costatare la cosa più centrale che definisce e caratterizza l’essere umano: la “verginità”. Che significa: disponibilità e apertura, ovvero pezzo di terra non ancora seminata, solco aperto e recettivo … Il contrario di potere, dominio e sforzo o capacità di conquista …
Leggiamo nel resoconto dell’Annuncio dell’Angelo fatto a Maria: “Dio inviò l’angelo Gabriele in una città di Galilea chiamata Nazareth da una vergine” (LC 1, 26-27). Perfetto! È il primo punto di attenzione che ci offre quel grande catechista della Natività che è San Luca, che ci dice: se si è perché l’Avvento porti alla celebrazione della Natività, si richiede in primo luogo di vivere l’esperienza della “verginità, che vuol dire:
• La condizione precaria dell’essere umano in sé stesso;
• il bisogno profondo che si nasconde nel profondo del suo essere;
• la necessità che l’azione divina, il potere dello Spirito Santo, “lo copra con la sua ombra”.
“Come può essere ciò, poiché non conosco uomo?” domandò la Vergine.

5. Avvento è l’esperienza profonda dell’incapacità assoluta che definisce l’essere umano: è debole, non sa, non capisce, si dibatte in innumerevoli e incontestabili domande, muore dalla voglia di un più, di una sovrumana realtà che lo superi, che stia al di sopra di lui totalmente.
Che si può fare?
La Vergine Maria, quella umile ragazzetta da nulla, domanda: Come può essere ciò se sono una povera bambina io?
Avvento è fidarsi del fatto che quel che sembra umanamente impossibile si compirà grazie alla Nascita di Gesù. La Natività dipende dall’Avvento. Avvento è sperare che quello che apparentemente non può essere, sarà. Ossia: se uno non spera con tutta la propria anima che “ i semi morti” che porta dentro di sé fioriranno e daranno frutto, quello che egli chiama Avvento non è Avvento.

6. Necessitiamo di una più attenta spiritualità d’Avvento. Avvento! – Avvento! Cos’è “Avvento! – Avvento!”?
• Un desiderio smisurato di Dio.
• Bramarlo appassionatamente. Sentire che non si è totalmente appagati se manca.
• Che ti si spacca il cuore
• Che vai e vieni di qua e di là dentro di te domandandoti dove può essere, e non c’è maniera.
• E rischi tutto per lui. Per trovarlo e abbracciarlo e baciarlo.
• E sai che merita la pena mettere da parte le tue situazioni di privilegio, i tuoi trionfi, la tua fama, le tue comodità, i tuoi egoismi …
• Unicamente desideri che venga Egli fino a te e pianti la sua tenda assieme alla tua; e puoi fare il cammino della tua vita al suo fianco; e rimanere pendente da quello che una volta o l’altra ti dica.
E tu: “Fai di me secondo la tua parola”, come la povera ragazza vergine.

7. Avvento è sperare e non desistere mai di chiedere e chiedere. E di pregare per esempio: “Maranátha”. “Vieni, Signore, vieni a salvarmi”. Io da solo non posso. Ne organizzati in gruppi e comunità possiamo: “Ci rimettiamo a te, Signore, nostra speranza!.
Cosa deve fare una persona, o gruppi e comunità, se si rendono conto che sono arrivati al luogo della celebrazione della Natività e succede che non hanno nelle loro valigie tutte le speranze, tutti gli aneliti e tutti i sogni che Dio fa irrompere nelle loro vite come un vento fortissimo miracoloso di felicità?
Immaginiamo. Siamo già allo scoccare della Notte di Natale, e ci accorgiamo che abbiamo passato l’Avvento senza arte né parte. Non abbiamo ravvivato nel nostro cuore il desiderio intenso di Dio. Non abbiamo supplicato veramente: “Vieni, vieni, vieni, Signore Gesù”. Cosa ci tocca dunque fare? Leggere sulla porta d’ingresso “non ci sono biglietti”, e tornare indietro nella notte senza meta e alla mancanza di senso nella nostra esistenza? No! Perché ancora è Avvento! Sempre è Avvento se non ci sciogliamo dalla mano protettrice della speranza, che è la Provvidenza dei bisognosi e degl’indifesi.

8. Dio aspetta che, finanche all’ultimo tratto del cammino, scopriamo che è possibile cominciare ad aprire porte ed ancora porte alla chiarezza che ci porta la Nascita di suo Figlio.
Può, sì, che forse stiamo dando gli ultimi ritocchi alla Messa di Mezzanotte – i fiori dell’altare, l’incensiere, la culla del Bambino, l’omelia … – e ci rendiamo conto che nel profondo di noi stessi non vi è nulla dell’Avvento. Che facciamo? Molto semplice: mettiamoci immediatamente a supplicare con fiducia: “Vieni, Signore Gesù”. In un attimo potremo camminare per tutti i sentieri che conducono a quel luogo e a quel momento della notte simbolica del “Solstizio di Inverno”, quando il sole comincia a crescere come un gran frutto rotondo.
È notte nella nostra vita? Anche così possiamo assistere, stupiti, allo spettacolo di contemplare mucchi di angeli che si precipitano dal cielo sopra la nostra debolezza, la nostra impotenza, il nostro abbandono, la nostra disorientamento nel mezzo della notte.

9. La Natività è questo: percepire pieni di stupore che sopra l’oscurità più nascosta del nostro cuore comincia da subito a volare di nuovo una moltitudine di angeli che vanno e vengono dentro di noi annunciando che ci è nato un Bambino che è il Salvatore.
La verità è che così come lo spiega la catechesi di Luca, tanto piena di simboli, abbiamo bisogno di questa innumerevole quantità di angeli che popolano i sentieri che portano a Betlemme. Quali angeli? Tutti quelli di che ci necessitano! Per esempio:
• L’angelo esperto nel raccogliere i pezzi rotti di una vita religiosa vissuta senza passione ne base alcuna;
• l’angelo che insegna che non tutto è perduto, che esiste un nuova opportunità per riparare una vocazione rosa dal pessimismo o deplorevolmente trascurata, negligente;
• l’angelo che proclama ben chiaro che non esistono scuse per continuare a menare una vita di relazioni fraterne mediocre, fredda, insensibile, distratta …
• l’angelo del pentimento sincero dai nostri errori, e il proposito di ricominciare un’altra volta.

10. Natività è iniziare una vita tutta da capo, grazia sopra grazia, che, perché accada, è imprescindibile trovare nel cuore del silenzio e della notte l’angelo che dice: “Questo vi servirà da segnale: incontrerete un bambino avvolto in fasce e disteso in una mangiatoia” (LC 1, 12).
Per arrivare alla meta della Natività occorre decifrare l’avviso dell’angelo fino a incontrare il segnale giusto, mettendosi in cammino con gli occhi aperti: “Un bambino avvolto in fasce e disteso in una mangiatoia” Cosa vuol dire? Che si arriva a Dio – alla vera celebrazione della Natività – solamente e nel momento in cui ci si incontra con il “Bambino”, che viene donarci la propensione a essere aperti al futuro e alla speranza contro ogni speranza …

11. Dio viene e si fa per noi Natività non per la parte dell’orgoglio, l’arroganza e l’indipendenza, ma dalla parte del “Bambino”: la cordialità, la simpatia, la festa, l’innocenza, le illusioni, i sogni … Ne abbiamo bisogno. Magari ci aiuti in questo San Gaetano, che è il Santo per eccellenza della Natività. Il Santo che porta il Bambino Dio appena nato in braccio e soprattutto nel cuore.
La celebrazione della Natività possiede molto significato miracoloso. Dobbiamo avere la voglia di celebrarla e saperla celebrare. Non permettere di lasciarci trasportare dalla routine e dall’esteriorità.
Celebrare significa permettere che Dio si addentri fin nel più profondo di noi stessi: e ci infiammi e ci seduca in quel a parte suo che è tutto chiarezza e da senso al nonsenso stesso:
• a quel dolore lacerante;
• a tanta desolazione;
• ai cattivi periodi …
E da tutta questa precarietà si erge uno con sollecitudine, con coraggio, con speranza perché ascolta l’angelo di Luca, 2, 11 dire: “Oggi è nato per voi, nella città di David, il Salvatore”.

12. Oggi vuol dire “oggi”. Così come sta accadendo tutto quanto ci sta accadendo proprio adesso. Nel momento in cui viviamo:
• quelle defezioni,
• quella mancanza di sforzo nella costruzione della vita comunitaria,
• tanta mancanza forse di generosità, sacrificio, disponibilità, senso di appartenenza alla nostra Compagnia di sacerdoti per la riforma …
Nel momento di concludere l’Avvento e sapere che “oggi è nato per noi un Salvatore”, dobbiamo persuaderci che a partire dal giorno della Natività, comincia il giorno che non ha fine, il Giorno della Salvezza che non ha tramonto. In quel giorno viviamo a partire dalla Nascita di Gesù. Celebrare la Natività è porsi nel “tempo di Dio”, il tempo di tutto il nuovo che rende caduche e inservibili le precedenti aspirazioni. Se Dio viene veramente a me e entra nell’angolo più mio di me, perché avrei bisogno di altre aspirazioni?
Non può accadermi altro evento più inimmaginabile e portentoso. Né tantomeno anelare qualcosa più esultante. “Vi annuncio – proclama l’angelo di Luca, 2, 10-11 – una grande gioia: è nato oggi per voi un Salvatore, che è il Messia il Signore”.

II
Buon Natale

13. Non vorrei terminare questa modesta riflessione fraterna senza prima augurare un Buon Natale a tutti i membri della nostra cara famiglia religiosa teatina. Lo faccio in primo luogo con molto affetto per i più giovani: postulanti, novizi, juniores. Desidero per loro una vita spirituale profonda, vera, entusiasta. Oggigiorno non è accettabile vivere rivolti all’esteriore, accontentarsi di ideali vani, fuggire da tutta una serie di sacrifici e sforzi, desiderare unicamente di riempire la propria esistenza di banalità. A voi tocca, in questa ora di prova, rinnovare e ravvivare il carisma esigente di San Gaetano, il grande adoratore del Mistero natalizio. Come lui, miei cari Fratelli più giovani, inginocchiatevi durante le feste ormai prossime davanti al Bambino Dio, e chiedetevi davanti a lui: Come sto oggi per quel che concerne la mia vocazione alla vita consacrata teatina? Mi rendo conto che deve essere un darsi assoluto a questo Bambino che nasce a Betlemme nel mezzo della notte e del mondo, esposto, sprovvisto di lussi e comodità, e povero fino all’eccesso?

14. Tantissimi auguri anche in modo speciale ai formatori, ai maestri dei novizi, ai maestri dei juniores. Il dolce Bambino Dio – “Bambino di San Gaetano” – ripaghi abbondantemente gli sforzi di devozione generosa all’Ordine che stanno portando avanti. La formazione è un compito delicato. Sappiano che tutti noi apprezziamo e siamo grati per l’opera che espletano. Li incoraggio a mettersi durante queste ormai imminenti feste davanti al Mistero della Nascita del Bambino Dio per pregarlo di aiutarli ad essere vere guide dei ragazzi che sono sotto la loro responsabilità. Che li dirigano con rigore, Siano esigenti con loro. Che i postulantati, noviziati e juniorati siano una “Natività” continua: essere come i pastori nelle vicinanze di Betlemme, svegli e in veglia, ascoltare gli angeli nella notte, mettersi in cammino verso il Bambino … Attualmente i formatori nella vita religiosa portano su di loro un sovraccarico di compiti. Non si deve permettere che i ragazzi pretendano, forse incoscientemente, di aspirare ad una vita religiosa imborghesita, molle e secolarizzata; o pretendano di accedere all’ordinazione sacerdotale come chi aspira ad innalzarsi nella scala sociale. “Andiamo a vedere cosa è successo e che il Signore ci ha annunciato”, si dissero i pastori gli uni agli altri (LC 2, 15). Il formatore deve fare lo stesso: “vedere”. Che i nostri giovani, per favore, si educhino alla vita di preghiera, alla fedeltà alla chiamata di Dio ad una “vita perfetta”, che non portino il clima del mondo nella cada religiosa. Il tempo della celebrazione della Natività deve essere un’ eccellente occasione – con San Gaetano nel profondo – per riflettere davanti a Giuseppe, Maria e al Bambino come il nostro Ordine per quel che si riferisce alla “serietà” tanto nella promozione vocazionale, quanto nel modo di dirigere coloro che chiedono di camminare al nostro fianco nel percorso che tutti ci siamo proposti di seguire: quello che indicano i consigli evangelici secondo lo stile di San Gaetano.
Che i formatori facciano tutto il possibile affinché i ragazzi conoscano in profondità la Spiritualità Teatina, si esercitino nel “Combattimento Spirituale”, si abituino a vivere in comunione, a essere poveri, a somigliare alla “rugiada del mattino” per quel che riguarda la purezza. Investire tutto nella formazione è poco, così come trascurarla totalmente è troppo. Che peccato che a pochi mesi dall’aver fatto la Professione Solenne ci sia chi chieda la dispensa dai voti!, o che quasi immediatamente dopo l’Ordinazione Sacerdotale qualcun altro si assenti “illegittimamente” dall’Ordine. C’è qualcosa di sbagliato. Che “la pudica Donzella di Betlemme” ci aiuti a porre la nostra fiducia nella Provvidenza del “tenero Infante”.

15. Allo stesso modo mi rende oltremodo felice fare gli auguri ai sacerdoti che sono stai ordinati solo da pochi anni. Siano molto “natalizi”. Che Dio si faccia Carne è l’evento più grande della storia dell’uomo. Natività è tempo di nascita. Nel seno di una piccola donna Dio si fa uomo affinché tutti gli uomini si facciano come Lui. Non siamo “ancora” nati del tutto. Un sacerdote che ha pochi anni di ministero, deve sapere che c’è molto sacerdote in lui che ancora bisogna che nasca. Siamo in cammino tutti. Sempre è Avvento. Il Signore è colui che viene. È un Dio in cammino.
Attenti, cari fratelli sacerdoti giovani. Non pensate che una volta sacerdoti siate arrivati alla fine e abbiate via libera per essere e indipendenti, a non dover vedersi obbligati a avere un orario o sottomettersi ad una discipline, a campare a proprio agio nel ministero e a porre, come si dice, “negozio a parte” nella pastorale che hanno a loro carico nella comunità alla quale sono stati assegnati dall’obbedienza.

16. Auguri affettuosi a quei religiosi che , grazie a Dio, hanno vissuto già molti anni di professione. Che non restino a guardarsi indietro e notino che ancora è Avvento. Sempre lo è, e Natalità significa cominciare di nuovo. Il Carisma teatino è carisma di futuro. L’intuizione di San Gaetano continua ad essere attuale. Scommettiamo per l’avvenire cercando prima di tutto il Regno di Dio. Essendo in verità coscienti che il Signore ci vuole sopra ogni altra cosa “sacerdoti in comunità”, profondamente compenetrati. Dio si fa bambino a Betlemme affinché anche noi, a partire dall’“esperienza” della Natività, seguitiamo, come Ordine, la stella, troviamo il Bambino e sua Madre, gli offriamo la nostra vita, e torniamo, come i Magi, alle nostre faccende “per un altro cammino” (MT 2, 9-12).

17. Buon Natale – come no! – ai Prepositi Provinciali. Nemmeno occorre dire che attualmente non è per niente facile portare avanti il “servizio di governo” perché siamo circondati oggigiorno da difficoltà che ostacolano e molto la disponibilità, l’attenzione generosa e la sensibilità per il “noi” fraterno. Con tutto ciò non ci si deve mai esimere dall’avvertire i fratelli di professione, correggere e perfino esigere che siano nonostante le afflizioni fedeli alla chiamata di Dio. Pongano molta attenzione al fatto che per mancanza di dialogo e attenzione, qualcuno dei nostri, incapace di superare certe difficoltà, si veda obbligato a lasciarci e cercare altri luoghi e altre circostanze per esercitare il proprio ministero.

18. La Natività, lo sappiamo, e andare alla radice, in fondo alle cose. No perdiamoci per strani luoghi impervi. Non lo faremo se ci avviciniamo a Maria. Tutto è cominciato con lei e in lei, poi Dio ha voluto innestare la linfa dell’Incarnazione nel suo ventre. Senza la radice di Maria no si sarebbe potuto crescere l’albero di Natale, e affinché questo metta radici e cresca secondo il volere di Dio in noi, dobbiamo accogliere il saluto dell’Angelo dell’Avvento che, come a Maria, ci dice: “Rallegrati, il Signore è con te, piena di grazia, concepirai e darai alla luce un Figlio …” (LC 1, 28).
• Rallegrati. Andare in fondo alle cose è scoprire che Dio ha il volto sorridente e che, di conseguenza, a noi, suoi seguaci non ci è permesso di andare, come spesso andiamo, così lamentosi per la vita. Dio è universo di canzoni e festa. Così dobbiamo farlo conoscere al mondo nella nostra qualità di consacrati.
• Ti ha riempito con la sua grazia. Che significa: sei qualcuno che Dio ha baciato. Abbiamo attaccato il bacio di Dio sulla pelle stessa dell’anima, e ci arde. Non nascondiamo il fuoco divino per nessuna ragione o motivo. Lasciamo che ci denunci in quest’ora di confutazioni.
• Concepirai e darai alla luce un Figlio. La nostra non è vocazione di gente sterile. La volontà di Dio è che concepiamo e abbiamo figli.


19. Infine, e come fiore all’occhiello di questa modesta e fraterna riflessione, buon Natale di tutto cuore alle care Sorelle Religiose Teatine dell’Immacolata. Prego il Bambino Dio che si appassionino ogni volta sempre più alla vita: che la curino con squisita attenzione; che l’anima loro canti teatinamente. Siano come la Venerabile Madre Ursula Banincasa, che, per Natale, non riusciva, in quella “piccola Betlemme” inerpicata sulle alture di Napoli, a trattenere nel petto tanto incanto davanti all’evento della Nascita del Bambino Divino.




Auguri alla Famiglia Secolare Teatina, agli amici e benefattori e, in modo speciale, a tutti i nostri congiunti.
Ricevano un forte abbraccio nel Signore e in San Gaetano.


In Sant’Andrea della Valle
19 dicembre 2010.


P. Valentín Arteaga, C.R.
Preposito Generale



Roma, Avvento 2010
(“Duc in Altum” II periodo – Num. 7)

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