31.10.10

Madre Teresa di Calcutta

Vi sono molte persone al mondo 
che muoiono di fame, 
ma un numero ancora maggiore 
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore. 
Ognuno deve sapere 
di essere desiderato, di essere amato, 
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore, 
e vi e’ fame di Dio.

SULL'AMICIZIA.

E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
GIBRAN

22.10.10

AMARE

Le persone che sanno amare sono quelle che rendono bello il mondo.Non sono gli scienzati o gli economisti o i politici le persone che contano di piu':le persone più importanti della terra sono le persone profondamante buone.Perchè sono loro che sanno dare alla gente quello di cui la gente ha bisogno: la bontà.
Abbiamo bisogno di gente che insegni ad amare.Non ci vogliono lauree per insegnare ad amare, basta amare.Anche l'analfabeta può essere maestro e può insegnare.Se abbiamo gente che sa amare, abbiamo maestri di bontà che incrementano sulla terra l'amore, Persone che rendono sensibile e visibile la presenza di Dio tra gli uomini.

amare
amare è calarsi nei problemi degli altri, è sacrificare il proprio tempo; è aiutare le persone fino in fondo come sa fare Dio per ciascuno di noi.
Amare è comprendere.
Amare è perdonare.
Amare è cambiare il male con il bene.
Amare è dare affetto, attenzione, a chi non ce l'ha.
Amare è fermarsi accanto ad ogni pena senza passare oltre.
Amare è trovare il tempo per uno che soffre, mentre manca il tempo per te e per le tue cose.
Amare è rendere presente Dio in mezzo alla gente.

Quando tu ami, anche se non ti accorgi, il volto di Cristo si illumina in te,la luce di Cristo brilla nei tuoi occhi, il sorriso di Cristo passa sulle tue labbra.
Signore, moltiplica sulla terra le persone capaci di amare, perche' gli uomini hanno troppo bisogno di Te.

(non so di chi sia, però e' stata letta da me nell'ultimo incontro OFS e ve ne faccio dono)









14.10.10

TRIATLÓN- PADRE E HIJO

Madre Teresa di Calcutta

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.


13.10.10

Poverini 'sti atei: non sanno stare senza i loro idoli. Cristo ci ha mostrato come si può perdere Dio, per amore di Dio!!

L’ateo Chiaberge: «gli insulti dell’UAAR dimostrano la vittoria della religione»

L’ateo de Il Fatto Quotidiano, Riccardo Chiaberge, ha già avuto modo di prendere in giro gli squilibrAtei dell’UAAR e le loro infantili iniziative (vedi Ultimissima 24/9/10). Aveva avuto parole di scherno anche per gli scientisti italiani: «confesso che quando sento parlare Odifreddi o Margherita Hack, mi viene immediatamente una crisi mistica e corro alla più vicina parrocchia». Ovviamente i militanti uaarini (circa 4000, meno delle Murciélago prodotte dalla Lamborghini), hanno fatto girare la voce e si sono dati appuntamento sul suo blog per ricoprirlo di insulti. E lui ringrazia e ironizza: «non posso che ringraziare di cuore tutti gli intervenuti, compresi i tantissimi (forse la maggioranza) che mi hanno ricoperto di contumelie. E poi dicono che la religione non interessa a nessuno, che viviamo in un’epoca di nichilismo e di aridità spirituale. Altro che. Il nome di Dio, per chi crede come per chi non crede, è ancora capace di scatenare grandi passioni. Devo dire, con un certo rammarico, che alcuni dei commenti più acuti sono venuti proprio da lettori credenti, mentre alcune delle castronerie più sesquipedali sono state scritte da sedicenti razionalisti, che pretendono di saper usare il cervello meglio degli altri».
Veder scannarsi fra di loro i fondamentalisti atei ricorda molto le liti fra il fondamentalismo protestante e quello musulmano. Nel nuovo articolo (preso anch’esso da Il Fatto Quotidiano), c’è l’occasione per ridicolizzare il leader dell’ateismo idiota, Richard Dawkins: «Dawkins definisce la religione una “malattia mentale” , un virus, un “vizio” di cui bisogna liberarsi, si considera investito della missione di aprire gli occhi a chi è stato “imbottito” di false credenze. Per conto mio, non è un laico razionalista, ma un integralista fanatico come quelli che dice di voler combattere. E quelli tra voi che paragonano i sacerdoti, di qualunque fede, a Wanna Marchi o agli aguzzini della Santa Inquisizione, sono accecati dal pregiudizio, avrebbero bisogno loro, forse, di un bravo strizzacervelli. La fede in Dio non è sempre un segno di stupidità o di ignoranza, così come l’ateismo non è di per sé sinonimo di intelligenza. La storia è piena di grandi geni credenti, da Pascal a Galileo e Newton, e di grandi imbecilli, o di grandi criminali atei, a cominciare da Stalin. E chi sostiene, come Dawkins, che tutte le guerre che insanguinano il mondo siano conflitti religiosi, non sa (o finge di non sapere) nulla di geopolitica».
La religione è un’ossessione per i razionalisti moderni: «I figli e nipoti dei sessantottini sono stati allevati in famiglie dove la religione era un argomento proibito o rimosso, proprio come il sesso nelle famiglie degli anni Cinquanta. C’è un bigottismo, un puritanesimo laico, che respinge la problematica religiosa come pura superstizione, come un’eredità medievale. Datemi retta, bisogna rompere il tabù».

NOI, IL MONDO, DIO.

Il problema dei problemi non è quello dell'esistenza di Dio: la ragione sa bene che se c'è il mondo, esiste il suo autore.
E' il rapporto personale con l'autore del mondo il problema vero: e qui possiamo vedere il punto in cui, nel mondo moderno, la ragione, l'intelligenza, tende a oscurarsi, a negare il vero; e a disperare.
Ma una riflessione anche breve sul nostro rapporto con le cose e con gli altri ci mostra con grande evidenza che il problema è, appunto, in noi: in un vivere ottuso e chiuso, in un dire parole spente e morte.
Dunque, parlando in generale, noi non abbiamo un rapporto vero con le cose - la natura - e con i viventi a noi simili, gli altri esseri umani (compresi noi stessi): non abbiamo un rapporto vero con il mondo di Dio.E come potremmo averlo con dio ?

LA VITA INTERIORE

E' in opposizione alla vita esteriore.Si chiama interiore perchè essa risiede misteriosamente nel nostro intimo, sfugge ad ogni indagine umana, anche se si evidenzia attraverso tutto un modo di parlare e di agire.
Di vita interiore se ne parla ben poco e perciò le anime languono in una vita cristiana mediocre, anemica e talvolta scantonano nel peccato grave, se pure non vi vivono abitualmente.
I Sacerdoti e le anime consacrate, che dovrebbero essere esperti dei tesori di Dio, aprano a tutte le anime gli orizzonti entusiasmanti della vita interiore.
Se vi è una vita interiore vuol dire che vi è anche una vita esteriore. Gesù ha espresso questo concetto con altre parole quando ha detto così ai farisei: "Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù".
Capiremo meglio la vita interiore se consideriamo qual'è la vita esteriore.
L'uomo vive la vita esteriore quando cerca fuori di sè e fuori di Dio la propria realizzazione e felicità: ricchezza, sesso, potere, successo, affermazione a tutti i costi di se stesso...alla fine, prima o poi, scoprirà con amarezza e delusione di aver bruciato invano l'esistenza e che è proprio vero che nulla al di fuori di Dio può dare vera e duratura felicità.
Quanti falliti ! Quanti disperati !
Beato chi toglie le labbra dalla coppa del mondo e assapora la dolcezza di Dio !
Vita interiore, invece, è quella che viviamo dentro di noi, nel nostro intimo. Ma che cosa vi è dentro di noi ? Vi è un mondo di immense e infinite realtà e ricchezze spirituali capaci di farci vivere in anticipo la beatitudine del cielo.
Lo ha proclamato Gesù nel discorso delle Beatitudini: Beati !... Beati ... Beati ...

12.10.10

Diversità di Carismi.

Un giorno il Priore dei Teatini invita i superiori dei conventi vicini.

A pranzo si ritrova con un Benedettino, un Cappuccino, un Domenicano, un Salesiano, un Gesuita, ed un Canonico del Clero diocesano.

Stanno cantando tutti insieme il "Benedicite" prima di pranzo.A questo punto, va via la luce.

Con il black out, si fanno avanti le diversità di vocazioni.



Il Benedettino, che sa a memoria il canto, continua a cantare imperterrito.



Il Cappuccino, Ordine Penitente, si getta a terra, si percuote il petto, comincia a gridare che è successo a causa dei suoi peccati e che tutto vada in sconto, espiazione e riparazione dei suoi e di quelli del mondo intero.



Il Domenicano, Ordo Predicatorum, si lancia in un sermone: "La Luce. Si fa presto a dire Luce. Cos'è la luce? E poi, quale luce? Luce Increata, cioè Dio Stesso. Luce creata si deve distinguere: luce del primo giorno o luce del quarto giorno? Se è luce del primo giorno è la luce del Fiat Lux. Se è la luce del quarto giorno è la luce del sole. Bla, bla, bla, etc...".



Il Salesiano, Ordine degli oratori, organizza subito un gioco a mosca cieca al buio.



Il gesuita si interroga ad alta voce quale obbedienza gli potrebbe chieste ora il suo superiore nel caso fosse là, ma se per caso fosse là quale caso dovrebbe seguire...



Il Teatino si alza e cambia la lampadina.

E così tutti hanno modo di vedere che il canonico era tutto intento a mangiare.



(Absit iniuria verbis...)

11.10.10

DOPO LA MORTE TERRENA ?

Penso che una volta che ho detto : Dio mio fido di Te, mi affido a TE, mi devo fermare su questa convinzione-certezza.
Il cercare di conoscere cosa succederà "tecnicamente" dopo la morte, interrogando il sacerdote con mille domande, può essere pericoloso per la nostra pace interiore portando a interpretazioni sbagliate.
Il sentirsi dire che marito e moglie, madre e figlio, non saranno pù tali - saremo anime astratte prive di corpo - dover aspettare chissà quanti secoli affinchè avvenga la resurrezione dei corpi per reincontrare i nostri cari - se un'anima del Purgatorio non ha sulla terra chi colma una sua mancanza, non sarà purificata, tutto questo porterà ad una inevitabile caos nella nostra mente fatto di depressioni, paure, incertezze.
Ecco perchè affidarsi e fidarsi .......SOLO !

A DIO…

Dio, Creatore umile di ogni cosa, noi ti ringraziamo con le nostre voci, con le nostre mani, con i nostri corpi, e vorremmo esserti sempre grati per quello che ci dai, per quello che siamo.

Tu, Dio coraggioso, ascolti la voce di chi tace, di chi teme, dei fragili, di chi è perdente da sempre.

Tu, Dio forte, non ricusi chi ti bestemmia con la vita, con le parole piene di cultura disumana, con le analisi sociologiche piene di parole nuove e vuote…

Tu, Dio generoso, accogli i cuori di chi ti tradisce.

Tu, Dio immenso e generoso, tienici sulla soglia della vita e dacci di camminare in essa con il passo dello straniero, del lontano, che visita un capolavoro famoso…

Dio, amico degli uomini, benedici i nostri giorni, e benedici noi, che in questi ci aggiriamo, spesso nemici del bene che ci metti accanto e dentro…; facci comprendere il valore del tempo!

Dio, straniero sempre cercato, benedici le nostre forze, perché viviamo gli anni del tempo degli uomini innamorati del futuro tempo tuo…

Dio, ancora di chi non ha più pensieri, benedici i nostri sensi, perché possiamo gustare la materia della vita ed esserne propagatori…

Dio, sovversione di ogni nostra attesa, benedici i nostri cuori, perché possiamo cogliere i fili di felicità e saperli annodare, ammagliare… in ogni piccola cosa che ci circonda!

Dio, fuoco del fuoco, fa che possiamo trarre da ogni situazione che viviamo il filo della tua Provvidenza…

Dio, pace dei Martiri, nella paura non lasciarci soli! Donaci la decisione di vivere con audacia, fino in fondo, la vita!

Dio, quando non sapremo cosa fare, facci scolari degli errori.

Dio, quando sono fragile ed impotente, dammi di essere vero, sì da saper tendere la mano, e chiedere aiuto

Dio, non darmi troppi amici, dammi di essere amico di tanti…

Dio concedimi quanto ti chiedo, ma anche no…; ma almeno dà fuoco alla mia vita, e questo mi basterà!

10.10.10

INCONTRO FAMIGLIA LAICALE TEATINA

ABBIAMO TRASCORSO UNA GIORNATA, INSIEME AI PADRI TEATINI, DI APPROFONDIMENTO DELLA PAROLA DEL VANGELO , ABBIAMO CONDIVISO LE NOSTRE ESPERIENZE, LE NOSTRE GIOIE E LE NOSTRE PERPLESSITA'. RINGRAZIAMO DIO DI TUTTO CIO'.

9.10.10

CHE COSA FACEVA DIO PRIMA DI CREARE IL CIELO E LA TERRA?

In una prima battuta Agostino risponde scherzosamente dicendo che Dio "preparava l'inferno per coloro che fanno certe domande", poi si schernisce dicendo che se nessuno gli chiede che cos'è il tempo, lui lo sa, ma se qualcuno glielo chiede, non lo sa. Infine egli risponde osservando che Dio è eterno ed è il creatore non solo di ciò che è nel tempo ma del tempo stesso. Prima della creazione il tempo non c'era: non vi era dunque un prima e un dopo e non ha senso domandarsi che cosa facesse allora Dio. Ma che cosa è quindi il tempo? Secondo Agostino il tempo esiste solo come dimensione dell'anima umana. Noi conserviamo la memoria del passato e siamo in attesa del futuro; vi è poi nell'anima l'attenzione per le cose presenti. La vita dell'uomo si svolge, si distende tra attenzione, memoria e attesa. Per cui le tre dimensioni temporali dovrebbero, più precisamente, essere definite nel modo seguente: il presente dell passato, il presente del presente, il presente del futuro.

Mons. Fisichella e il moralismo di certi...

Ma scusi, monsignore, lei giustifica
la bestemmia del Cavaliere?

La bestemmia è il peccato che si riferisce al secondo comandamento: Non pronunciare il nome di Dio invano. Il catechismo la definisce un "proferire contro Dio - interiormente o esteriormente parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di Lui e nell'abusare del Suo nome». La proibizione si estende alle espressioni contro la Chiesa, i Santi e le cose sacre. Siamo tenuti tutti, credenti e no, a rispettare sempre il santo nome di Dio e le persone che credono in Lui.
Diverse dalla bestemmia sono le imprecazioni in cui, senza intenzione di bestem-miare, è però inserito il nome di Dio. Perché la bestemmia sia peccato, è necessario vi sia anche il deliberato consenso di voler offendere Dio e la piena avvertenza di quanto si sta facendo. Così, mentre il contenuto è sempre grave, non sempre la persona che bestemmia pecca. Ciò non significa indulgere, ma comprendere appunto il contesto in cui si bestemmia. Eludere questa condizione equivale a essere giudici spietati, privi di ogni vera comprensione e misericordia, sempre necessari davanti al peccatore.
Detto questo, Berlusconi si assuma le sue responsabilità per le sue barzellette, e renda conto non solo ai suoi elettori, ma a tutti. Ripeto quanto già detto in una dichiarazione: le persone pubbliche debbono avere un'attenzione del tutto particolare nel loro esprimersi, anche in privato: ne va della credibilità delle istituzioni che rappresentano.
Ma in un momento così critico per tutti ci si aspetta anche un po' di serietà di fronte ai veri problemi, non la rincorsa strumentale allo scandalismo di un giorno.
Un anno fa ero alla manifestazione La Milanesiana. C'era pure il regista Marco Bellocchio, che aveva scelto di proiettare brani di un suo film (L'ora di religione), che si conclude con un bestemmione. Feci presente il mio disagio. Il «maestro» rispose che era un capolavoro, apprezzato anche dai gesuiti! «Bene!», dissi. "Proiettate pure il capolavoro, ma senza di me». E me ne andai.
Rosy Bindi, senza conoscere il mio giudizio sulla barzelletta di Berlusconi e come agisco in queste situazioni, mi ha criticato in modo maldestro, giudicandomi un relativista che deroga al secondo comandamento per difendere i potenti! Non le rispondo per serietà.
Certo, avendo buona memoria, mi sorgono tre domande: è peggio dire un'insulsa barzelletta condita da un'imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay? Salvare la vita di Eluana o preferire l'eutanasia? Migliorare la legge sull'aborto o favorire la RU 486?
Da vescovo sono turbato se vedo le pecorelle smarrirsi nei meandri dell'interesse politico, ignorando l'abc della morale cattolica.
-

(Mons Rino Fisichella
Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione)

4.10.10

CALENDARIO INCONTRI FAMIGLIA LAICALE TEATINA

ANNO 2010
MESE OTTOBRE          DOMENICA   10          SABATO       23
           NOVEMBRE        SABATO            6          DOMENICA 21   MORLUPO (RM)
           DICEMBRE          SABATO           4 - 18
 ANNO 2011          
           GENNAIO            DOMENICA     2          SABATO       15 - 29
            FEBBRAIO          SABATO         12 - 26
            MARZO                SABATO         12          DOMENICA  27  MORLUPO (RM)
            APRILE                SABATO           9          DOMENICA  24
            MAGGIO             SABATO           7 - 21
            GIUGNO              SABATO           4 -18
            LUGLIO               SABATO            2 - 16 - 30





San Francesco d'Assisi

40 ragazze, martiri sconosciute a Bologna

Questa è la storia di quaranta ragazze, fra i 25 e i 35 anni, che hanno consapevolmente accettato di morire – per di più con atroci sofferenze – per poter curare e (letteralmente) servire degli ammalati gravi che neanche conoscevano. Finora questo loro eroismo e il loro martirio, consapevolmente accettato, sono rimasti nell’ombra.

Siamo cresciuti in un’Italia capace di trasformare in divi personaggi senza arte né parte, un’Italia capace di esaltare come eroi dei tipi tremendi (che hanno pure dei morti sulla coscienza).

Ma nessuno, nell’Italia che conta, che parla e scrive, sembra si sia mai accorto di queste giovani donne straordinarie.

Eppure è accaduto tutto alla luce del sole, addirittura in una istituzione pubblica di in una città importante e attenta ai valori civili (e alla “questione femminile”) come Bologna, dove queste ragazze sono vissute e morte fra 1930 e 1960.

A Bologna esiste “Viale Lenin”, la strada dedicata a un tiranno che ha fondato il regime dei Gulag dove sono stati massacrati moltitudini di innocenti inermi, fra cui migliaia di religiosi.

Ma non esiste alcun ricordo pubblico invece di quelle donne che hanno curato tanti sofferenti dando la loro stessa vita.

Erano religiose, cioè ragazze che avevano rinunciato a se stesse perché innamorate di Gesù Cristo e per suo amore erano diventate silenziosamente capaci di donare ogni loro giornata ai malati e anche di affrontare la morte.

Tutto accadde all’Ospedale Pizzardi di Bologna, oggi Bellaria, aperto nel 1930 per l’assistenza e la cura delle malattie polmonari, in particolari per tubercolotici.

La Tbc era una malattia mortale assai diffusa, soprattutto dopo la Grande guerra, ed era contagiosissima (si contraeva per via aerea, quindi era molto più contagiosa, per esempio, dell’Aids di oggi).

Fino agli anni Cinquanta, quando arrivarono dei farmaci capaci di debellare la malattia e abbatterne enormemente la mortalità.

Ebbene, aprendo l’Ospedale nel 1930 fu richiesta dall’amministrazione degli ospedali di Bologna la presenza delle “Piccole suore della Sacra Famiglia” per assistere come personale infermieristico i circa seicento malati.

Arrivarono subito 55 suore e poi, nel corso degli anni, il loro numero giunse fino a 95, con la qualifica di infermiere diplomate e infermiere generiche (in totale, dal 1930, hanno servito al Pizzardi 574 religiose).

Garantivano assistenza giorno e notte, a continuo contatto con i malati. A quel tempo le suore-infermiere provvedevano a tutto, pure a lavare i pavimenti dei lunghi corridoi, durante il turno della notte.

Erano tutte consapevoli di recarsi in un ambiente ad altissimo rischio. E infatti delle centinaia che hanno accettato e hanno servito lì, circa 40 hanno contratto la Tbc morendone (32 di loro sono decedute in età compresa fra 25 e 35 anni).

Si trattava di una morte dolorosa e drammatica. Erano giovani suore e oblate.

Nella convenzione che fu stipulata l’amministrazione degli ospedali, considerata la pericolosità della missione, si impegnava, fra l’altro, a “concedere visite mediche” e, in caso di contagio, a “fornire loro i medicinali e in caso di morte un modesto funerale”.

Oltretutto il loro lavoro fu reso molto duro dal fatto che i degenti erano in gran parte giovani e il clima spesso turbolento. Le proteste per il cibo erano all’ordine del giorno, perfino per il fatto che il personale addetto all’igiene dei letti e della biancheria si proteggeva con una mascherina (a quel tempo non esistevano lavatrici ed elettrodomestici).

Negli anni Quaranta e Cinquanta il clima era surriscaldato anche per motivi politici (si formò pure una “Commissione degenti”). Le suore dovevano moltiplicare i loro sforzi per mantenere un clima sereno, mentre soccorrevano i malati in tutte le loro sofferenze.

Il dottor Gaetano Rossini che lì lavorò e le vide all’opera ha lasciato scritto in una memoria conservata negli archivi:

“non meno grave era la emottisi, specie se soffocante, scioccante non solo per il malato, ma anche per chi doveva assistere e provvedere con gli scarsissimi mezzi disponibili. Terribile a vedersi e molto di più ‘intervenire’.

In quei momenti mi veniva di pensare: ‘oh sante suore, quale amore vi tiene inchiodate a quel letto di sofferenza inesprimibile pur di aiutare, salvare quel ‘prossimo’ che forse in altri momenti era stato poco riguardoso o indisciplinato!.

Le Suore non tenevano davvero conto del rischio personale o interesse umano alcuno; quante di loro riposano nel cimitero di Castelletto perché avevano contratto la malattia nell’adempimento del loro servizio”.

Quale amore, si chiede il dottor Rossini? Suor Arcangela Casarotti risponde: “Le suore inviate al ‘Pizzardi’ di Bologna avevano ben scolpito nella mente l’insegnamento dei Fondatori: ‘Se nei casi di epidemia… fosse necessario mettere in pericolo anche la vita, io mi immagino che anche al presente, com’è successo in altri tempi, le Suore del nostro istituto andrebbero a gara per offrirsi vittime della carità. Memori delle parole del Divino Maestro: Non v’è maggior carità che di dare la vita per i propri fratelli’ ”.

Le suore aiutavano centinaia di malati, perlopiù giovani, non solo nelle loro sofferenze fisiche, ma anche in quelle morali. Li aiutavano a non lasciarsi andare alla disperazione di una malattia gravissima e di una degenza molto lunga (talora vi furono suicidi).

Suor Arcangela sulla rivista dell’ordine ha pubblicato qualche memoria dei malati di allora. Liliana per esempio scrive:

“Ho passato tre anni molto belli al Pizzardi pur essendo lontano dalla famiglia perché ero ammalata. Le suore con noi malati avevano un rapporto molto familiare. Esse cercavano in ogni modo di aiutarci a mangiare e di alleviare le sofferenze. Quante volte le ho viste piangere di nascosto per le condizioni gravi dei malati! Io credo che la medicina fece molto per curarmi, ma molto contribuirono anche le parole di conforto e di incoraggiamento delle suore nei momenti più tristi”.

Fra i malati vi furono suore che testimoniarono l’ardore di quel loro Amore fino all’incredibile. Come suor Maria Rosa Pellesi, Francescana Missionaria di Cristo, che trascorse 27 anni in sanatorio di cui 24 proprio al Pizzardi, morta in fama di santità e oggi dichiarata “Serva di Dio”.

Dice il dottor Rossini: “fu, a mio modo di vedere, un miracolo vivente perché non aveva un organo sano, la tubercolosi aveva devastato il suo corpo. Svolse la sua missione in offerta a Dio per il bene di tutti gli uomini”.

La eroiche suore del Pizzardi appartengono all’ordine fondato da don Giuseppe Nascimbeni e da suor Maria Domenica Mantovani (entrambi beati), sono le Piccole Suore della Sacra Famiglia. che negli ospedali bolognesi hanno svolto un lavoro eccezionale e tuttora gestiscono la “Casa di Cura Madre Toniolo”.

Nessuno ha raccontato al mondo la storia delle suore martiri del Pizzardi e ne ha celebrato la grandezza. Di loro ho trovato qualche notizie solo in pubblicazioni dell’ordine e qualche rapido cenno in volumi celebrativi, a ristretta diffusione.

Forse perché, essendo suore, appartenevano – secondo i nostri criteri mondani – a una categoria umana di serie B? O a una categoria che è tenuta a sacrificare la propria vita per noi?

A volte, a considerare come il mondo tratta i cristiani, viene in mente la frase di san Paolo: “Siamo la spazzatura del mondo”.

Probabilmente anche in altre città e altri ospedali vi sono state simili storie di eroica carità cristiana che aspettano di essere conosciute.

Perché la presenza della suore e più ampiamente la presenza della Chiesa accanto ai sofferenti, per portare loro la carezza del Nazareno e per alleviare i loro dolori, è una storia immensa e tuttora misconosciuta.

Eppure parla, anzi grida più di tante parole. Annuncia al mondo quello che ogni essere umano cerca e aspetta: un amore incondizionato, gratuito e totale. Come dice una nota preghiera: “Tutta la terra desidera il Tuo volto”.

Antonio Socci

(http://www.antoniosocci.com/2010/10/40-ragazze-martiri-sconosciute-a-bologna/)

2.10.10

FESTA DEGLI ANGELI

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,1-5.10.
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?».
Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Preti, Signore...

Abbiamo bisogno di preti, Signore...
ma di preti fatti sul tuo stampo;
non vogliamo sgorbi, non vogliamo "occasionali", ma preti autentici,
che ci trasmettano te senza mezzi termini, senza ristrettezze, senza paure.
Vogliamo preti "a tempo pieno", che consacrino ostie, ma soprattutto anime,
trasformandole in te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti;
preti che spendano il loro sacerdozio anziché studiare di salvaguardarne la dignità.
Sai bene, Signore, che l'uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi;
ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di te, che solo tu puoi appagare.
Allora donaci preti stracolmi di te, come Gaetano Thiene, preti che sappiano irradiarti;
preti che ci diano te.
Di questo, solo di questo noi abbiamo bisogno.
Perdona la mia impertinenza: tieniti i preti dotti, tieniti i preti specializzati, i preti eloquenti,
i preti che san fare schemi, inchieste, rilievi.
A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalle mani forate, dallo sguardo limpido.
Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare,
preti che sappiano parlare con te,
perché quando un prete prega, il popolo è sicuro.
Oggi si fanno inchieste, si fanno sondaggi su come sarà,
su come la gente vuole il prete.
Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a te, Signore,
posso e voglio dirlo: il prete io lo voglio impastato di preghiera.
Donaci, o Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a te,
preti che sappiano adorare, impetrare, espiare;
preti che non abbiano altro recapito che il tuo Tabernacolo.
E dimenticavo: rendici degni di avere tali preti.